Sauris (Friuli)/Carnevale tra le Alpi
Sauris, villaggio solitario dell’Alta Carnia, in Friuli Venezia Giulia. Un microcosmo quasi fuori dal tempo, dove, oltre all’italiano e al friulano, si parla tedesco saurano, eredità dell’emigrazione bavarese nel lontano Medioevo. E dove, a Carnevale, tutto si rianima, diventando cornice di una delle feste più suggestive dell’arco alpino, la Zahrar Voschankh, che ogni anno si ripete puntualmente secondo un rituale antico.
Due sono i protagonisti incontrastati: il Roelar e il Kheirar. Il primo è una figura magica e demoniaca, con la faccia nera nera di fuliggine, a cui tocca il compito di avvisare la gente del borgo che è ora di prepararsi alla mascherata. Il suo nome deriva dai rorelan, i campanelli che porta legati attorno alla vita e che agita con forza, camminando goffamente. Indossa abiti rozzi, il Roelar, la testa fasciata da un fazzoletto a frange, gli occhi spiritati.
Il secondo, il Kheirar, è invece il re delle maschere, colui che orchestra lo svolgimento della festa. Indossa un’inquietante maschera in legno con la lingua all’infuori, ha una scompigliata chioma di trucioli, abiti logori, scarponi pesanti e tiene in mano una scopa, che usa per battere alla porta degli edifici in cui vuole entrare.
Dopo averne spazzato il pavimento, gesto che simboleggia il volersi sbarazzare di tutte le cose vecchie, delle negatività, per far spazio al nuovo, alla rinascita, alla primavera, il Kheirar introduce a turno coppie di maschere che intrecciano danze antiche al suono brioso delle fisarmoniche.
E’ così che la piazza di Sauris si riempie di gente, di voci, di allegria, complici la musica e i generi alcoolici con cui ci si difende dal freddo.
Nel pomeriggio di sabato grasso (quest’anno, è il 6 febbraio), entrambi questi personaggi percorrono le strade di Sauris e delle frazioni (il borgo è diviso in Sauris di Sopra e Sauris di Sotto; le frazioni sono invece La Maina e Lateis), accompagnate da un folto corteo di maschere che possono essere belle, le Scheana schembln o brutte, Schentena schembln, ma che devono assolutamente avere il volto coperto ed essere irriconoscibili.
Quelle belle si distinguono per la cura degli abiti e degli accessori. I personaggi femminili indossano, oltre alla maschera, abito lungo, camicia bianca, scialle, grembiule e copricapo. Quelli maschili si distinguono per i pantaloni al polpaccio, i calzettoni pesanti e la giacca elegante. Le Schentena schembln, le maschere brutte si riconoscono invece dall’aspetto trascurato, gli abiti logori e sgualciti, le maschere dai tratti grotteschi e caricaturali.
Le maschere sono tutte di legno, abilmente realizzate dagli artigiani locali sul modello di quelle antiche, di cui si conservano esemplari meravigliosi al Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Tolmezzo, sempre in Carnia.
<<Sono fatte con legno d’ontano -spiega Ermanno Plozzer del Laboratorio Artistico Legno Stile, a Sauris di Sopra -, materiale facilmente reperibile in valle, morbido e leggero, che ben si presta ad essere lavorato e indossato anche per diverse ore. Oltre a quelle tradizionali, si realizzano maschere che ricordano personaggi odierni e persino i volti degli abitanti di Sauris.
Tutte sono intagliate e decorate a mano con pigmenti a base di terre, ossidi e colori naturali ecocompatibili. Ogni anno produco maschere nuove, ognuna è un pezzo unico nato dalla fantasia, dall’estro del momento e da quanto mi suggeriscono le venature del legno>>.
All’imbrunire del sabato grasso, prende quindi il via la Notte delle Lanterne, una suggestiva passeggiata nel bosco a cui tutti sono invitati. Da Sauris di Sopra, il serpentone di lucine guidato dal Roelar e dal Kheirar si incammina per il borgo di sotto, toccando la bella chiesetta di San Lorenzo, in stile gotico tedesco, col campanile dalla guglia ricoperta di scandole di legno.
Il corteo prosegue nel bosco illuminato dalla luna e dalle lanterne, fino a raggiungere un grande falò propiziatorio acceso nel mezzo di una radura, attorno al quale danzano le maschere senza farsi riconoscere, emettendo urla stridule e gutturali, e dove ci si può riscaldare col vin brulè e i dolci tradizionali, come le frittelle insaporite con la salvia.
La serata si conclude poi in allegria, nel tepore di un tendone, a Sauris di Sotto, coi piatti tipici locali, che spaziano dal celebre prosciutto crudo affumicato e stagionato alla minestra d’orzo e fagioli al cotechino con crauti. E con musica, danze e premiazione delle maschere più belle e originali.
Link utili : www.carnia.it www.sauris.org
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